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Attacco cardiaco a 11 anni, bimbo salvato con il freddo Intervento ad Arezzo
AREZZO, 21 FEB - Un bambino di 11 anni e' stato salvato da un attacco cardiaco grazie all'ipotermia. E' avvenuto all' ospedale san Donato di Arezzo. Il piccolo ora e' ricoverato al Sant'Orsola di Bologna, nel centro di cardiochirurgia, dove verra' sottoposto ad intervento chirurgico. Prima del trasferimento, il bambino e' stato ricoverato in rianimazione ad Arezzo per cinque giorni. Il piccolo era in auto con la mamma quando si e' sentito male. La donna ha chiamato il 118 e i sanitari hanno ridato ossigeno ai polmoni del piccolo prima di portarlo in ospedale. ''Una manovra vitale e di primaria importanza per il futuro del bambino'', spiega Claudia Recine, responsabile della rianimazione aretina. Poi, dopo un consulto con i colleghi dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze e del sant'Orsola di Bologna, la decisione di sottoporlo a terapia di ipotermia (abbassamento della temperatura corporea), metodica particolarmente efficace nel recupero neurologico dei soggetti dopo crisi cardiaca. ''L'intervento del 118 e l'ipotermia - racconta la dottoressa Recine - hanno evitato danni neurologici. A questo punto e' stato deciso il trasferimento al reparto di cardiochirurgia del sant'Orsola di Bologna''.
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Medicina: corpo ha 'ammortizzatori molecolari' contro urti
ROMA, 15 FEB - Il corpo umano ha dei veri e propri 'ammortizzatori' a livello molecolare che aiutano ad evitare danni dagli urti ma anche quelli derivanti dai semplici movimenti. Lo ha scoperto uno studio pubblicato dalla rivista Pnas sull'elastina, la proteina che rende elastici i tessuti. I ricercatori hanno sezionato e analizzato ai raggi x una parte fondamentale dell'elastina, scoprendo al suo interno un ponte molecolare flessibile: Questo ponte connette parti specializzate della proteina, quella dedicata all'elasticita' e quella che si lega ai tessuti viventi - spiega Tony Weiss, l'autore dello studio - ha la stessa funzione per gli umani degli ammortizzatori nelle auto: noi possiamo goderci un viaggio perche' questi impediscono al corpo della macchina di essere scosso violentemente dai movimenti delle ruote . La scoperta, spiega l'esperto, potra' essere usata per replicare meglio artificialmente tutti i tessuti, come ad esempio i vasi sanguigni, che devono essere elastici, e a capire il meccanismo di malattie, come l'enfisema polmonare, dovute proprio alla perdita di questa caratteristica.
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Medicina: scoperto ruolo aspirina contro diffusione tumori
SYDNEY, 15 FEB - Scienziati australiani hanno individuato un legame fra l'abilita' delle cellule tumorali di circolare nell'organismo e la capacita' dei farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) come l'umile aspirina, di frenarne la diffusione. La scienza medica conosce da molti anni i benefici dei FANS ma non erano finora chiari i processi biologici coinvolti, scrive il prof Steven Stacker, del Peter MacCallum Cancer Centre di Melbourne, sulla rivista Cancer Cell. ''Era noto che i tumori secernono attivamente una gamma di proteine e di composti, chiamati fattori di crescita, che attraggono i vasi sanguigni e linfatici nell'immediata vicinanza e permettono loro di fiorire, metastatizzare e diffondersi'', aggiunge. Quando la persona ha il cancro, tali vasi vengono 'sequestrati', diventando un condotto per le cellule che si distaccano dal tumore primario e si diffondono per l'organismo. La ricerca mostra che i vasi linfatici maggiori si espandono nel processo di metastasi, aumentando di volume e permettendo quindi alle cellule e al fluido di circolare piu' liberamente. I farmaci anti-infiammatori come l'aspirina a loro volta frenano la dilatazione dei vasi linfatici, con l'effetto di bloccare la diffusione metastatica. ''In questa ricerca abbiamo scoperto che un gene, detto PGDH, collega questi fattori di crescita al percorso cellulare della prostaglandina, che causa l'infiammazione e la dilatazione dei vasi attraverso il corpo. Gli effetti positivi dei FANS sono ora piu' chiari'', spiega Stacker. La scoperta apre la strada a una gamma di nuove terapie potenti, mirate a questo percorso nei vasi linfatici, restringendo le linee di alimentazione di un tumore e quindi frenando il trasporto di cellule cancerose nel resto del corpo, aggiunge. Tali nuove terapie potranno aiutare a contenere molti tumori solidi epiteliali, compresi i cancri al seno e alla prostata. Inoltre sara' possibile di sviluppare un 'sistema di allarme avanzato' per i tumori, prima che diventino incontrollabili.
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Medicina:sensibilita'a glutine colpisce 6% popolazione mondo E' patologia diversa da celiachia e all
MILANO, 7 FEB - La sensibilita' al glutine e' una patologia a se' stante, diversa dai disturbi glutine correlati, come l'allergia al frumento e la celiachia. A stabilirlo e' stato il pool di 15 esperti provenienti da 7 paesi che hanno partecipato ad una Consensus Conference a Londra. La sensibilita' al glutine ha una prevalenza del 6% nella popolazione mondiale, ed e' una delle patologie piu' comuni oggi. ''Con la sensibilita' al glutine, siamo allo stesso punto di svolta affrontato con la celiachia 20 anni fa - spiega Alessio Fasano, direttore del University of Maryland Center for Celiac Research di Baltimora - Stiamo iniziando a comprendere come la sensibilita' al glutine agisca sugli individui e, anche se dobbiamo ancora indagare i suoi meccanismi molecolari, sappiamo con certezza che la sensibilita' al glutine e' una condizione diversa alla celiachia''. La sensibilita' al glutine e' una reazione alla gliadina, una proteina presente nel frumento, e ad altre proteine simili che si trovano nella segale e nell'orzo. Una condizione che non sembra comportare una risposta autoimmune o il danno corrispondente al piccolo intestino come nella celiachia. ''Per la prima volta - aggiunge Carlo Catassi, condirettore del Cfcr - abbiamo individuato un'accurata procedura diagnostica per la sensibilita' al glutine. Per una corretta diagnosi e' necessario escludere la celiachia e l'allergia al frumento con test appropriati. I sintomi piu' comuni sono dolore addominale, mal di testa, spossatezza, dolori muscolari, formicolio delle estremita' fino alla depressione, ma a differenza della celiachia, possono essere piu' pronunciati o scomparire nel tempo''. Celiachia e allergia al frumento generano risposte dal sistema immunitario adattivo, conclude Fasano, ''mentre riteniamo che le reazioni nella sensibilita' al glutine siano correlate al sistema immunitario innato, generando in questo modo una risposta piu' immediata''.
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ENDOMETRIOSI OVAIO: ECCO IDENTIKIT PER RIMUOVERLA SENZA RISCHI
Roma, 3 feb. - Ricercatori dell'Universita' Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma hanno tracciato un identikit delle cisti dell'ovaio dovute a endometriosi facendo finalmente luce su quelle che si possono asportare senza rischi per la paziente e quelle la cui asportazione chirurgica, invece, puo' comportare un rischio per la sua fertilita'. L'endometriosi interessa un numero decisamente significativo di pazienti in eta' fertile (15-45% della popolazione) e tra queste, la maggior parte dei casi dimostra un interessamento ovarico della malattia (il cosiddetto endometrioma). Quando togliere una cisti ovarica endometriosica senza compromettere la capacita' riproduttiva della donna e quando invece aspettare o provare un trattamento farmacologico? La risposta a questa domanda, importante per un intervento molto comune in Italia (piu' di 1500 interventi l'anno) arriva da uno studio di ricercatori dell'Universita' Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma grazie al quale si cominciano a definire le caratteristiche delle cisti ovariche endometriosiche da operare e a quali rischi e controindicazioni per la paziente sono associate. Lo studio e' stato condotto dal gruppo del professor Antonio Lanzone, direttore di Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica della Cattolica di Roma, e coordinato dal professor Maurizio Guido, docente nello stesso Istituto e pubblicato di recente sulla rivista Fertility and Sterility. E' emerso - spiega il professor Guido - che soprattutto nelle donne giovani (under-32 anni) rimuovere le cisti endometriosiche di piccole dimensioni puo' causare un danno molto piu' importante, arrecando un rischio alla fertilita' della paziente che non rimuovere, invece, le cisti di piu' grandi dimensioni . Le cisti ovariche endometriosiche sono un problema piuttosto comune nelle donne in eta' fertile, la cui origine resta ancora in gran parte da chiarire. La prassi abituale e' stata quella di procedere alla rimozione chirurgica delle cisti; finora non era ancora chiaro quali potessero essere le conseguenze di questo intervento per la fertilita' della paziente , considera il ginecologo Guido. I ricercatori hanno riscontrato che l'asportazione chirurgica delle cisti di minori dimensioni, provoca una maggiore perdita di follicoli (e quindi di ovociti); asportarle, dunque, lede almeno in parte la fertilita' della donna, mentre la numerosita' dei follicoli presenti nelle cisti di maggiori dimensioni e' minore, quindi la loro rimozione e' meno rischiosa per la fertilita'. Inoltre, i ricercatori del Gemelli, attraverso un'indagine istologica dell'endometrioma, hanno individuato due tipologie di capsula cistica : fibroblastica e fibrocitica, la prima delle quali, piu' frequente nelle pazienti under 32 anni, e' correlata a una maggior perdita di follicoli dopo la chirurgia .
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Procreazione: a Roma primo Centro per donne con endometriosi Patologia colpisce oltre 3mln italiane
ROMA, 2 FEB - Da oggi diventare mamme potrebbe essere un percorso realizzabile anche per le donne affette da endometriosi, patologia che solo in Italia colpisce 3 mln di donne (14 mln in Europa e 150 nel mondo) e che annovera l'infertilita' come una delle principali conseguenze. Nasce infatti a Roma il primo Centro di Fecondazione al mondo dedicato alle donne con endometriosi. Un passo avanti decisivo, anche in considerazione dei costi attuali che queste pazienti devono affrontare per poter realizzare una gravidanza, che possono raggiungere i 100mila euro. La struttura, annuncia il presidente della Fondazione Italiana Endometriosi Onlus Pietro Giulio Signorile, ''fa parte del Centro Italiano Endometriosi, gia' attivo a Roma presso il Rome American Hospital, ed ha l'obiettivo di aiutare le tantissime donne affette da endometriosi nella lotta contro l'infertilita', una delle principali conseguenze di questa malattia. La presenza di endometriosi in fase avanzata, infatti, si accompagna spesso alla difficolta' di procreazione e la maternita' risulta quasi impossibile con le procedure tradizionali, anche per i costi elevatissimi e per le forti ripercussioni sulla salute femminile''. Tra le tecnologie piu' innovative adottate dal Centro di Fecondazione per l'Endometriosi, un modernissimo sistema di tracciabilita' che impedisce lo scambio di gameti ed embrioni, garantendo la certezza assoluta della paternita' e l'utilizzo di speciali incubatori a secco che, attraverso tre sistemi di sterilizzazione dell'atmosfera ed un avanzato sistema di monitoraggio a sensori, eliminano il rischio di ''cross contamination'' e tutelano in maniera assoluta l'embrione. L'appello di Signorile e' chiaro: ''Basta con i centri di fecondazione allestiti nei condomini. E' ora che si tuteli la salute della donna e degli embrioni e si innalzino i livelli qualitativi dell'assistenza per la fecondazione''. E aggiunge: ''I dati in nostro possesso parlano di costi pari a circa 100mila euro per ogni 'bambino in braccio' nelle pazienti affette da endometriosi. Cifre da capogiro - conclude Signorile - che precludono il diritto alla maternita' a moltissime donne italiane''.
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Medicina:dolore lutto aumenta il rischio di avere un infarto 21 volte piu'alto in 1/o giorno
MILANO, 10 GEN - Il lutto per la perdita di una persona cara persa da poco fa male al cuore, veramente. Il rischio di avere un attacco cardiaco e' infatti 21 volte piu' alto nel primo giorno in cui si ha la notizia della perdita, e sei volte maggiore nella prima settimana. Lo ha verificato uno studio condotto su 2000 persone, pubblicato sulla rivista 'Circulation'. Secondo gli esperti infatti il dolore intenso per la morte di qualcuno impone al cuore uno sforzo e una tensione extra. I sintomi da tenere d'occhio sono dolore al petto e respiro corto. Lo stress psicologico, associato al lutto, aumentano il battito cardiaco, la pressione sanguigna e la coagulazione, facendo cosi' salire il rischio di un infarto. A cio' si aggiunge che chi vive una perdita dorme e mangia di meno, non si prende cura di se' e magari smette di prendere i farmaci che deve assumere. Percio' ''in queste situazioni - spiega Murray Mittleman, coordinatore dello studio - bisogna prendersi cura di se stessi e porre attenzione a sintomi di un possibile attacco cardiaco. Amici e familiari devono tenere gli occhi aperti''. I ricercatori hanno studiato 1985 persone sopravvissute ad un attacco di cuore, e visto quante di loro avessero vissuto un lutto recente. Tra i partecipanti allo studio il 13,6% aveva perso una persona cara nei 6 mesi precedenti, e di questi 19 il giorno prima dell'infarto. Il rischio e' dunque molto piu' alto nei primi sette giorni che seguono la morte della persona amata, e diminuisce progressivamente. Piu' soggette sono le vedove che hanno un rischio maggiore nel lungo periodo di morire, con patologie cardiache e ictus responsabili del loro decesso in circa la meta' dei casi.
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Medicina: anche nei nostri occhi una riserva di staminali Riserva rimane per tutta la vita
ROMA, 05 GEN - Nei nostri occhi brilla una nuova luce, preziosa forse per la cura di molte malattie: infatti e' stata isolata giusto dietro l'occhio (nella retina) una fonte facilmente estraibile di cellule staminali neurali. La scoperta si deve al team di Sally Temple del Neural Stem Cell Institute di Rensselaer, New York, ed e' stata resa nota sulla rivista Cell Stem Cell. Le staminali neurali multipotenti si trovano piu' precisamente nell'epitelio pigmentato retinico, che e' uno strato di cellule deputato al mantenimento, al 'nutrimento' e alla protezione della retina, una parte fondamentale dell'occhio perche' e' li' che le immagini 'fotografate' dal nostro sguardo vengono trasformate in segnali nervosi che poi, viaggiando sui nervi ottici, giungono al cervello. La bellezza di questa scoperta e' che queste staminali sono presenti nell'occhio di una persona a qualunque eta', infatti il gruppo della Temple le ha facilmente estratte da cadaveri di eta' dai 21 ai 99 anni. E non e' tutto, queste cellule possono essere facilmente reperibili anche su persone vive aspirando il liquido nello spazio subretinico, un'operazione di routine in chirurgia oculistica. Ulteriori studi serviranno a chiarire meglio le loro potenzialita' rigenerative ma un giorno queste cellule potrebbero divenire la base per terapie cellulari contro la maculopatia o altre malattie dell'occhio.
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Medicina: nuovo test sangue per scoprire sesso nascituro
ROMA, 4 GEN - Non saranno piu' necessari esami invasivi o lunghe attese oltre i primi tre mesi per conoscere il sesso di un bambino nella pancia della madre. Un gruppo di ricercatori coreani dell'universita' di KwanDong, ha messo a punto un test, unico nel suo genere, capace di individuare il genere del neonato gia' poche settimane dopo il concepimento. La chiave rivelatrice del sesso e' la combinazione di due enzimi che puo' essere rilevata dal plasma materno, in cui e' presente Dna circolante del feto.
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nuova tecnica dimezza tempi per valvola cuore Ccardiochirurgo italiano usa valvola senza suture
MILANO, 3 GEN - Tempi dimezzati, meno giorni di ricovero, riabilitazione e recupero piu' veloci: sono questi alcuni dei vantaggi della tecnica innovativa ideata dal cardiochirurgo italiano, Manfredo Rambaldini, prima all'ospedale Civile di Brescia e poi al Carlo Poma di Mantova, dove ha appena finito di operare il 23/o paziente affetto da valvulopatia aortica, patologia che colpisce soprattutto gli over65. La novita' e' quella di usare per la prima volta insieme una valvola cardiaca che non ha bisogno di suture e l'anestesia epidurale. ''Ho iniziato a operare con questa tecnica da marzo 2011 - spiega - Il tutto e' partito da questa valvola cardiaca che si 'autoimpianta' e non necessita di suture, realizzata unicamente nel mondo da un'azienda italiana che si trova in Piemonte, e che consente di dimezzare i tempi di intervento''. Il passo successivo e' stato quello ''di usare l'anestesia epidurale invece di quella totale - continua - e di svegliare il paziente gia' in sala operatoria, al termine dell'intervento, senza portarlo in terapia intensiva e tenerlo collegato alla ventilazione meccanica per 10 ore''.
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